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Che cos’è lo Stress?

Sapete che lo Stress ci mantiene in vita? Comunemente, questo termine possiede connotazioni negative ed è associato ad altri disturbi quali tensione, nervosismo o esaurimento, ma dal punto di vista biologico lo stress costituisce l’essenza della vita.

La definizione scientifica di stress è stata coniata da Selye nel 1976, che lo descrisse come “l’insieme di diversi stimoli, biologici e psico-sociali, e della complessa risposta fisiologica e psicologica del nostro corpo che li accompagna”.
Lo stress, infatti, genera una reazione biologica, opportuna e benefica, per la conservazione della specie: l’attivazione dei sistemi biologici, come conseguenza dei vari “agenti stressogeni” ambientali, migliora la plasticità dell’organismo e riduce il rischio di patologia. Tuttavia, è importantissimo che si verifichi il ciclo di attivazione/disattivazione dello stress, attraverso l’inattivazione finale dello stimolo.

Gli “agenti stressogeni”, che quotidianamente determinano lo stress, possono essere classificati in:
ENDOGENI: generati dalla risposta nervosa, dipendono dalla percezione personale del problema (ansia, conflitti lavorativi, affettivi, problemi socio-economici); generati da processi metabolici, derivano dalla produzione e dall’accumulo di cataboliti.
ESOGENI: provenienti dall’ambiente esterno (alimenti, sostanze ambientali tossiche, microrganismi, farmaci, tabacco, alcool, etc….
Il permanere in una fase di stress, anche minimo, determina un accumulo di sostanze nocive per l’organismo: acido lattico, acido cloridrico, colesterolo, radicali liberi che, nel tempo, danno origine a svariate problematiche (immunodepressione, degenerazione dei tessuti, patologie ulcerative, disbiosi, etc). Proprio l’accumulo dei radicali liberi determina nell’organismo il cosiddetto “stress ossidativo”, che spesso è una conseguenza dello stress psico-fisico.

RADICALI LIBERI E STRESS OSSIDATIVO

Nel corpo umano i radicali liberi vengono prodotti e utilizzati sia per il fisiologico funzionamento del metabolismo energetico cellulare sia per consentire al sistema immunitario di difendersi dall’attacco di virus e batteri (produzione endogena).
Diversi fattori esterni, cosiddetti “ossidanti”, contribuiscono alla formazione di radicali liberi:

- fattori chimici (alcuni farmaci di sintesi, droghe, fumo, alcool e tutte le sostanze inquinanti);
- fattori fisici (radiazioni da onde a bassa frequenza, rumore, radiazioni ultraviolette e ionizzanti, campi elettromagnetici, radiofrequenze, microonde);
- fattori biologici (parassitosi, patologie infettive);
- fattori psicologici (depressione, attacchi di panico, ansia, stress cronico);
- fattori nutrizionali (disturbi alimentari, scorretta alimentazione).

Una corretta quota di radicali liberi nell’organismo è “fisiologica” e rappresenta un importante “messaggio” cellulare, oltre ad essere uno strumento di difesa da parte dei nostri macrofagi, elementi importanti nelle difese del nostro organismo. Tuttavia, un eccesso di radicali liberi rappresenta un possibile pericolo per l’organismo, in quanto può danneggiare i lipidi, le proteine e il DNA.
Negli ultimi anni, numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato che il ruolo dei radicali liberi e dei meccanismi di ossidoriduzione è rilevante in molte situazioni cliniche: patologie cardiovascolari, tumorali, neurodegenerative, cerebrali, metaboliche ed anche nell’invecchiamento. I risultati degli studi svolti in numerosi centri di ricerca hanno dimostrato, per esempio, che i danni causati dai radicali liberi sono riscontrabili in tutti i pazienti colpiti da Morbo di Alzheimer o di Parkinson ed esiste una correlazione temporale con il progredire di queste patologie, anche se non è chiara quale sia la causalità degli eventi.

STRESS OSSIDATIVO E INVECCHIAMENTO

Già nel 1956, il ricercatore Denham Harman, premio Nobel per la medicina nel 1995, fu il primo a sostenere la teoria secondo la quale la produzione di radicali liberi contribuisce all’invecchiamento e alla comparsa di patologie legate all’età.
Il cervello è particolarmente sensibile ai danni provocati dai radicali liberi per diversi motivi:

- basso contenuto di composti antiossidanti;
- elevato metabolismo locale dell’ossigeno;
- elevato contenuto di acidi grassi polinsaturi nelle membrane neuronali che rappresentano potenziali target di danni ossidativi;
- limitata capacità di rigenerazione;
- accumulo di ferro in alcune regioni specifiche (nucleo rosso, substantia nigra, pars reticularis, globus pallidus).

Diverse evidenze scientifiche suggeriscono che i trattamenti antiossidanti potrebbero avere un ruolo significativo nel contrastare problematiche neurodegenerative: questo è il punto di partenza per le strategie di nutrizione e integrazione alimentare destinate a contrastare l’insorgenza di molteplici disturbi.
Basti pensare che il cervello rappresenta solo il 2% del peso corporeo ma consuma circa il 20% di tutto l’ossigeno disponibile: questa caratteristica, insieme alle caratteristiche fisiologiche prima elencate, lo rende particolarmente sensibile alle specie reattive dell’ossigeno.

COME CONTRASTARE LO STRESS OSSIDATIVO?

Nella quotidianità esistono molteplici condizioni che possono portare all’insorgere dello stress ossidativo; un importante intervento primario è quello di limitare l’esposizione ai fattori di rischio che ne determinano l’incremento. Risulta evidente che per i cittadini di una metropoli è molto difficile limitare alcuni fattori di rischio, come l’esposizione ad inquinati e al carico di stress psichico.
A tal proposito è interessante lo studio del Prof. Marotta: esaminando un gruppo di persone sane, con dieta equilibrata ma con elevato stress psichico lavorativo, ha riscontrato in loro un anormale livello di radicali liberi nel sangue, oltre che una ridotta capacità di compensazione antiossidante.
In questo studio pilota l’integrazione della dieta con Papaya Fermentata FPP®, come quella contenuta in Immun’Âge®, ha dimostrato di poter significativamente migliorare i parametri dei pazienti esaminati senza variare il loro stile di vita.

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